B. sempre sulla cresta dell’onda

25 Mar

 

 

Nel calderone dell’antipolitica che sta investendo questi ultimi mesi il nostro Paese dove rottamazione novità e cambiamento vorrebbero imporsi come ideali nuovi sarebbe bene analizzare il protagonista indiscusso di chi è sceso in campo quasi vent’anni or sono.

Volente o Nolente, infatti, Berlusconi non pare proprio voglia ritirarsi dal suo campo. Gli piace giocare e vuole continuare a farlo.

L’Italia è il paese che ama, che continua ad amare. Il paese per il quale ha messo a disposizione tutta la sua esperienza imprenditoriale, il deus ex machina, l’uomo investito dall’alto per cambiare l’Italia attraverso valori liberali e quasi rinascimentali “l’uomo al centro di tutto” con il suo lavoro, il suo impegno, il coraggio e lodevoli sentimenti.

Un anno fa c’è chi festeggiava davanti la tv o per le strade di Roma in seguito alle sue dimissioni, e ancora fiumi di inchiostro, programmi televisivi, i cosiddetti “infotainment” dai titoli apocalittici e quasi catartici ne annunciavano il suo ritiro dalle scene.

È stato sconfitto, la sua politica ci ha trascinato in un buco nero nel quale i tecnici tentano di risanare , malamente, tutti i problemi economici e sociali che ci erano stati celati (forse, qualcuno, era troppo impegnato per andare al ristorante). Eppure lui è sempre li, vittima di questo sistema giudiziario che proprio non tollera e che lo spinge ancora una volta, per amore dell’Italia, a rimanere.

Il suo sorriso, adesso, pare sempre più costruito, il volto affranto, il viso che pare essere di cera, il tono di voce sbiadito dalla stanchezza psicofisica.

Ci si può sempre chiedere perché, inoltre, nonostante i suoi successi imprenditoriali sia sceso in politica. Anche qui fiumi di inchiostro. La mia personale risposta mi viene suggerita dal dialogo di derobertiana memoria fra Consalvo e la zia Ferdinanda de “I Vicerè”. Il giovane principe, in seguito all’Unità d’Italia ed alla sua volontà di aderire al “partito dei pezzenti” spiega alla nobile borbonica zia che quello che conta non sono i soldi bensì il potere.

Al Cavaliere, si sa, non è mancato il denaro derivato dalle sua capacità da self-made man ma in quel 1994 anche lui abbraccia la causa del popolo, come il Principe Consalvo, assettato dal desiderio di Potere.

Berlusconi non sarà stato un bravo politico, ma nessuno può negargli le doti di grande comunicatore.

È un narcisista un po’ d’annunziano. Uno di quelli al quale piace fare parlare di sé sempre, con un ego spropositato, forse anche un po’ alterato.

Tutti lo criticano, tutti lo attaccano, e la magistratura lo condanna.

La tv, la carta stampata, il web tutti parlano di lui. Anche i social network, in particolar modo twitter, si sono mobilitati intorno ai vari hashtag creati appositamente per lui, come #ancoratu. Ed in effetti, ascoltando il testo di Battisti, non possiamo negare l’aderenza di quelle parole ”ancora tu, mi sorprendi lo sai!”

Il Cavaliere ci sorprende sempre ed a tutti quelli che pensano ad un suo “the end” o ipotizzano la fine del grande comunicatore, permetto di dire che si sbagliano. Nessuno ormai si rispecchia più nel leader del Pdl, ha perso credibilità , la sua leadership non incanta gli elettori e nessuno si riconosce in quei valori che tenta strenuamente di proporre. Eppure È qui, è fra noi, tutti ne parlano ed tutti ascoltiamo il grande comunicatore.

Non ha più potere politico ma ne conserva uno più importante. Ha quel potere, che lui stesso ha scorto negli anni Novanta, rivoluzionando il modo di fare comunicazione politica (e non solo) in Italia: il potere mediatico.

Scritto a novembre, credo, che questa mia opinione aderisca alla realtà di questi giorni.

Per qualcosa di più recente , potete visitare http://www.likebreakfastcereal.it/

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