Per non dimenticare Pierpaolo Pasolini

6 Mar

Ripropongo un articolo che scrissi quando ancora frequentavo la facoltà di Lettere e filosofia di Catania per ricordare la scomparsa di Pierpaolo Pasolini. Un intellettuale “avanti” per il suo tempo, scomodo e dimenticato, spesso, ancora oggi.

Sono passati trentanove

anni dalla scomparsa di Pierpaolo Pasolini, universalmente definito come quello “scomodo” intellettuale di sinistra ucciso la notte fra l’1 ed il 2 Novembre 1975 all’idroscalo di Ostia a Roma. Grandi temi, piccanti e forti, problemi denunciati in tempi non sospetti fecero di Pasolini una sorta di veggente contemporaneo che non indietreggiava di certo, dinnanzi a temi quali il divorzio, l’aborto, la libertà sessuale ecc..; tabù per quegli anni di “Neorealismo avanzato”; scandalo per la società “ipocrita”.

Artista a 360 gradi manifestò con impegno e dedizione “naturale” le sue innumerevoli capacità di poeta, saggista, giornalista, romanziere, scenografo, regista. Iniziando una febbrile attività a partire dagli anni Cinquanta, scoprì a Roma, con entusiasmo, la vita giovanile delle borgate e del suburbio, la dissoluzione dei valori della borghesia. Quel ambiente cosi stretto e polemico sul quale potrebbe senz’altro celarsi la verità del suo omicidio; quegli strati sociali e quei gruppi politici, ricordiamo che fu anche espulso dal PCI per lo scandalo della sua omosessualità( a dire il vero vissuta un po’ morbosamente), interessati a tener nascosta quella realtà-verità cosi pura, quanto evidente che si evinceva dalle sue opere. Indagando “fra le strade” e richiamando alla coscienza civile, al centro della sua riflessione vi è la trasformazione dell’Italia, l’analisi ed il confronto tra valori e condizioni di vita.

Se vogliamo anche un po’ pirandelliano, trova la sua musa ispiratrice nel sottoproletariato, quell’ambiente tanto caro a lui, nel quale si sentiva al centro del mondo, abbandonato al flusso ripetitivo della vita che trova il suo punto di arrivo solo con la morte(Da ricordare in merito il romanzo Ragazzi di vita).

Come citato poc’anzi, la sua lettura critica si rivolge anche nei confronti delle rivolte studentesche del ’68, celebre la frase in merito “chi ottiene la libertà, poi non sa più cosa farsene”. Individua nella “alboreggiante” TV, il primo strumento di persuasione, e responsabile dell’omologazione culturale. Iniziò a parlare della volgarità degli show televisivi, quelli leggeri, sottoculturali per intenderci, che non mostrano nulla se non una vuota e patinata allegria. E se fosse vissuto adesso?

La falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti ed altri temi citati come l’aborto, pensieri e commenti confluiti negli Scritti Corsari offrono attualmente ad ognuno di noi degli importanti spunti di riflessioni di attualità.

Numerose amici intellettuali quali Montale e Gadda, ma soprattutto donne come l’attrice Laura Betti, Elsa Morante, Oriana Fallaci, Maria Callas protagonista del film “Medea”, la quale,addirittura, si pensa ne fosse innamorata.

Tutti gli amici ed i colleghi più intimi non hanno mai spesso di mantenerne vivo il ricordo e soprattutto di continuare a lottare affinché possa giungere luce sulla sua uccisione.. Non possiamo credere ad una sorta di “delitto passionale” attuato da Pino Pelosi allora diciassettenne, “ragazzo di vita”, inizialmente scambiato per un “semplice” ladro di automobili. In quel caso proprio l’Alfa 2000 di Pasolini. Prendendo come punto di riferimento la ricostruzione del programma di Lucarelli, Blu Notte, riassumiamo i fatti di quella tragica sera. Fu trovato da residenti del luogo alle prime luci del mattino steso in avanti, indossava una canottiera e calzoni abbottonati con la cintura slacciata e la cerniera abbassata. Era coperto di sangue  profonde escoriazioni sulla testa, sulle spalle, sul dorso e sull’addome, dieci costole spezzate. È stato massacrato, con una ferocia impensabile. Pasolini viveva in una maniera abbastanza violenta la sua omosessualità instabile, sempre in cerca di un po’ di rifugio erotico fra i ragazzi di quel mondo degradato a lui molto caro. Pelosi non sapeva chi fosse, mai visto, eppure mangiarono a tavolo insieme prima che Pasolini lo portasse in un posto isolato, “per fare qualcosa” in cambio di ventimila lire. Secondo le dichiarazioni del ragazzo, in seguito alla negazione di un qualche cosa che non vuole fare, scende dall’auto e Pasolini lo insegue generandogli ribellione e violenza. L’uomo lo raggiunge e quando Pino cerca di divincolarsi lo colpisce alla testa col bastone, Pino scappa ancora e l’uomo lo colpisce di nuovo. Allora il giovane vede per terra una tavoletta e la rompe sulla testa dell’uomo, poi lo colpisce con due calci al basso ventre, gli afferra i capelli e lo colpisce anche in faccia, con altri due calci, ma niente. Pasolini barcolla ma non si arrende, ringhia «ti ammazzo», e lo colpisce con il bastone. Allora Pino perde il controllo e lo colpisce con la tavoletta finché Paolo (cosi gli si era presentato) non cade a terra. Poi scappa verso la macchina portando con sé i due pezzi della tavoletta e il bastone insanguinato, che getta vicino alla rete di recinzione Si ferma alla fine della strada ad una fontanella per sciacquarsi dal sangue e poi riparte. Ore 1,30: lungomare Duilio di Ostia. La gazzella dei carabinieri vede passare l’Alfa 2000, di corsa e contromano, e inizia l’inseguimento. Caso chiuso: Pier Paolo Pasolini è stato ucciso da un ragazzo che aveva adescato per avere un rapporto omosessuale a pagamento. Una brutta storia, una storia di prostituzione e di violenza, un caso da archiviare fin quando nel 2005 Pelosi durante la trasmissione “ombre sul giallo” dichiara di non essere stato lui ad uccidere Pasolini, bensì, mentre lui era intento ad urinare, due uomini con accento meridionale spuntano dal nulla che riempiendolo di insulti massacrano a morte il poeta. Tante contraddizioni che comunque portano dopo trent’anni a iniziare a pensare ad un delitto politico, in un periodo dove la poltica da ambedue le parti era comunque sinonimo di violenza e stragi. Ed era proprio alla classe politica che Pasolini puntava il dito, sostenendo la necessità  morale di porla sotto processo. Clamorosa anche l’ipotesi dell’omicidio premeditato. Negli ultimi periodi, Pasolini si stava occupando di un romanzo di stragi, Petrolio, il mega “romanzo storico contemporaneo” di denuncia ai tanti fatti allora di attualità:l’Eni,la morte di Mattei, del suo successore Eugenio Cefis, della strategia della tensione, della politica italiana fino alla metà degli anni Settanta. Cambia i nomi, ma i personaggi sono volutamente riconoscibili. Pasolini prevedeva ma soprattutto sapeva troppo, la sua analisi critica quasi rabbiosa, si era spinta troppo oramai, e l’unico modo per farlo tacere era la morte. Lui “sapeva”. Quasi una questione mafiosa, che anni più avanti, potrebbe farci pensare a Falcone e Borsellino: martiri vicino alla “soluzione”, al disgregamento ed alla scoperta di qualcosa che vuol rimanere nascosta. Ad ogni modo, questa ipotesi trova appoggio nelle diverse dichiarazioni degli abitanti dell’idroscalo che sostengono di aver visto quella sera due automobili nella zona del massacro e soprattutto dall’amico Sergio Citti che allora, chissà perché, non fu interrogato.

Misteri e contraddizioni, ancora aleggiano su quest’omicidio, spesso, troppo poco ricordato. Come di poco conto del resto è stato considerato Pasolini, quell’uomo che trovò la sua morte proprio in quell’ambiente che aveva tanto amato. A tal riguardo impossibile non citare una suo pensiero: la morte non è nel non poter comunicare ma nel non essere più compresi. In effetti lui non lo era più. Così, insieme al suo ricordo, rimangono impresse nella mente, le varie ipotesi, , affidate alla facoltà della nostra fantasia, “fra la piega di un dubbio ed il dolore di una lacerazione”.(la Divina Mimesis)

 

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