Archivio | marzo, 2013

Arancino e Cassata. Viaggio linguistico-enograstonomico attraverso due tradizioni culinarie siciliane.

28 Mar

Piccola ricerca-intervista svolta nel 2007 per il quotidiano on line “Megaron”, ormai chiuso, gestito da ex studenti dell’Università di Lettere e Filosofia di Catania.

Potrebbero sembrare scontati e quasi senza un’origine chiara i nomi delle specialità culinarie siciliane, nelle quali in realtà si cela la fusione dei popoli e delle culture che hanno influenzato attraverso i secoli la Terra del Sole.

Alla scoperta di gustosi “chicchi” etimologici e semantici è sembrato essenziale rivolgersi a chi, della lingua, fa ogni giorno il proprio campo di ricerca e di lavoro, come il Prof. Salvatore C. Sgroi, linguista ed ordinario di linguistica generale presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Ateneo catanese.

Iniziando la nostra indagine “con il salato”, ovvero con l’arancino possiamo avanzare diverse ipotesi riguardo alla sua origine.

Molti sostengono che la nascita di questo prodotto ebbe luogo nei ceti più alti della società siciliana come le case baronali, per altri invece l’arancino sarebbe il risultato finale del riciclo degli avanzi che le massaie sapevano riproporre a tavola come un piatto povero ma di grande fantasia.

Il termine arancino potrebbe richiamare alla nostra memoria un altro “simbolo” che rappresenta la Sicilia nel mondo,ovvero  l’arancia. Chiediamo al Prof. Sgroi quali legami in effetti possiamo riscontrare con il frutto.

  • Sicuramente il collegamento con il termine arancio-a è indubbio. Senz’altro l’arancino  non è legato al gusto del frutto, quindi deve il suo nome, semplicemente alla sua forma tondeggiante.

Nella forma parlata spesso si sente dire anche la forma al femminile dell’arancino, l’Arancina. Quale differenza percorre i due generi?

  • Forse la differenza è di natura diatopica, della nostra varietà. Per indicare questa crocchetta di riso, stando ai dizionari, il termine Arancina non è attestato a livello di lingua nazionale. Sembrerebbe quindi di uso regionale che potrebbe spiegarsi come motivo di differenziazione dal dialetto Arancinu coincidente con la forma nazionale Arancino. Oltremodo la forma Arancina potrebbe essere vista come un ipercorrettismo, ben radicata nel palermitano.

Per analogie di ingredienti ed di forma, potremmo ritrovare un sosia del nostro arancino, sotto il nome di “supplì”.

  • Il termine supplì si può classificare come geosinonimo che indica appunto lo stesso prodotto in altre regioni. Nel caso di questo termine di origine romanesca che si è diffuso a livello nazionale, possiamo trovare le sue origine nel francese “surprise” data la ricchezza e la varietà degli ingredienti, burro, ragù etc…

Passando dal dolce al salato come non parlare,  della Cassata? Anche per questa specialità cercheremo di fornire qualche informazione di natura etimologica e semantica in seguito a qualche precisazione storica.

Si attesta già in epoca ellenistica la preparazione di un dolce di cacio, sicuramente ricotta, addolcito con del miele. Da Petronio riceviamo notizie che questo dolce fu anche confezionato con la pasta di pane e successivamente infornato. Nel periodo tardo latino questo dolce prende il nome di “caseatus”.

Successivamente gli arabi che portarono in Sicilia una varietà di cibi, spezie e non solo, unirono a questi ingredienti principali anche canna da zucchero, mandarini, mandorle etc. Infatti secondo molti, ci si orienterebbe più sulla parola araba qas’at, “bacinella” che su quella di origine latina.

Intorno al ‘500 la cassata divenne un dolce “monacale” preparato soprattutto in occasione delle festività pasquali, ed è ad ogni modo accertata la sua presenza nelle tavole grazie ad un documento del sinodo tenutosi a Mazara.

Si arriva al suo addobbamento barocco di canditi, agrumi, glassa di zucchero etc.. ad opera del cav. Salvatore Gulì, intorno al 1878 quando Palermo è patria della famiglia pasticcera dei Florio; anche se troviamo una definizine nel 1785 nel “Vocabolario siciliano etimologico” di Michele Pasqualino: “specie di torta fatta di ricotta raddolcita di zucchero con rinvolto di pasta anch’essa raddolcita e fatta in forma rotonda.”

Variante della Cassata, che prima di simboleggiare la Sicilia, forse ne simboleggia il capoluogo , Palermo, sono le cosiddette “minnuzze di Sant’Aita”, nel catanese. Dolcetti a forma di mammella, per ingredienti molto simile all’originale cassata, che allegoricamente rimandano alle mammelle asportate alla santa Patrona prima del martirio finale.

Cibi “fast” l’arancino o la cassata, subito pronti ed esposti deliziosamente nei nostri bar e pasticcerie come “monumenti” di una tradizione folkloristica, abbiamo visto hanno una loro storia, fatta di nomi persone luoghi e soprattutto profumi di una terra diacronicamente cosmopolita.

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B. sempre sulla cresta dell’onda

25 Mar

 

 

Nel calderone dell’antipolitica che sta investendo questi ultimi mesi il nostro Paese dove rottamazione novità e cambiamento vorrebbero imporsi come ideali nuovi sarebbe bene analizzare il protagonista indiscusso di chi è sceso in campo quasi vent’anni or sono.

Volente o Nolente, infatti, Berlusconi non pare proprio voglia ritirarsi dal suo campo. Gli piace giocare e vuole continuare a farlo.

L’Italia è il paese che ama, che continua ad amare. Il paese per il quale ha messo a disposizione tutta la sua esperienza imprenditoriale, il deus ex machina, l’uomo investito dall’alto per cambiare l’Italia attraverso valori liberali e quasi rinascimentali “l’uomo al centro di tutto” con il suo lavoro, il suo impegno, il coraggio e lodevoli sentimenti.

Un anno fa c’è chi festeggiava davanti la tv o per le strade di Roma in seguito alle sue dimissioni, e ancora fiumi di inchiostro, programmi televisivi, i cosiddetti “infotainment” dai titoli apocalittici e quasi catartici ne annunciavano il suo ritiro dalle scene.

È stato sconfitto, la sua politica ci ha trascinato in un buco nero nel quale i tecnici tentano di risanare , malamente, tutti i problemi economici e sociali che ci erano stati celati (forse, qualcuno, era troppo impegnato per andare al ristorante). Eppure lui è sempre li, vittima di questo sistema giudiziario che proprio non tollera e che lo spinge ancora una volta, per amore dell’Italia, a rimanere.

Il suo sorriso, adesso, pare sempre più costruito, il volto affranto, il viso che pare essere di cera, il tono di voce sbiadito dalla stanchezza psicofisica.

Ci si può sempre chiedere perché, inoltre, nonostante i suoi successi imprenditoriali sia sceso in politica. Anche qui fiumi di inchiostro. La mia personale risposta mi viene suggerita dal dialogo di derobertiana memoria fra Consalvo e la zia Ferdinanda de “I Vicerè”. Il giovane principe, in seguito all’Unità d’Italia ed alla sua volontà di aderire al “partito dei pezzenti” spiega alla nobile borbonica zia che quello che conta non sono i soldi bensì il potere.

Al Cavaliere, si sa, non è mancato il denaro derivato dalle sua capacità da self-made man ma in quel 1994 anche lui abbraccia la causa del popolo, come il Principe Consalvo, assettato dal desiderio di Potere.

Berlusconi non sarà stato un bravo politico, ma nessuno può negargli le doti di grande comunicatore.

È un narcisista un po’ d’annunziano. Uno di quelli al quale piace fare parlare di sé sempre, con un ego spropositato, forse anche un po’ alterato.

Tutti lo criticano, tutti lo attaccano, e la magistratura lo condanna.

La tv, la carta stampata, il web tutti parlano di lui. Anche i social network, in particolar modo twitter, si sono mobilitati intorno ai vari hashtag creati appositamente per lui, come #ancoratu. Ed in effetti, ascoltando il testo di Battisti, non possiamo negare l’aderenza di quelle parole ”ancora tu, mi sorprendi lo sai!”

Il Cavaliere ci sorprende sempre ed a tutti quelli che pensano ad un suo “the end” o ipotizzano la fine del grande comunicatore, permetto di dire che si sbagliano. Nessuno ormai si rispecchia più nel leader del Pdl, ha perso credibilità , la sua leadership non incanta gli elettori e nessuno si riconosce in quei valori che tenta strenuamente di proporre. Eppure È qui, è fra noi, tutti ne parlano ed tutti ascoltiamo il grande comunicatore.

Non ha più potere politico ma ne conserva uno più importante. Ha quel potere, che lui stesso ha scorto negli anni Novanta, rivoluzionando il modo di fare comunicazione politica (e non solo) in Italia: il potere mediatico.

Scritto a novembre, credo, che questa mia opinione aderisca alla realtà di questi giorni.

Per qualcosa di più recente , potete visitare http://www.likebreakfastcereal.it/

Donne Per Monti

11 Mar

Prima che leggiate questo articolo , vorrei specificare che a mio avviso (ergo da studentessa) la comunicazione politica, non è solo quella “Istituzionale”,  ma può tranquillamente prendere la  forma di iniziative “bottom up” come questa che vi racconto.

 

Quando rivendicare la dignità della donna non vuol dire mostrare il seno.

Il blog di “Donne per Monti”.

 

 

Più di una settimana fa , mentre il Cavaliere era intento ad esprimere la sua nelle urne, “Le Femen” erano pronte ad aspettarlo fuori. Provocatoriamente, spogliatesi dal loro giubbotto  rimanendo a seno nudo ,hanno voluto esprimere il loro dissenso, cito le parole della leader Inna Shevschenko ,sul “politico più sessista che ci sia”.

Personalmente, da donna non mi sento rappresentata da chi espone ed usa il proprio corpo per fare protesta e da elettrice mi è bastato non votare il Leader “più sessista che ci sia”.

 

È vero che ci sono tante donne offese dai presunti o reali dichiarazioni, di certo non eleganti, di Berlusconi.Ha deciso di raccontarcelo Benedetta, la promotrice del Blog “Donne per Monti” www.donnexmonti.com . Ha deciso di dare il suo contributo in questa estenuante campagna elettorale, che pare abbia assunto la forma del “permanente”, portavoce di varie donne indignate nel sentire e nel riproporsi di certe dichiarazione del precedente governo.

 

“Le donne del Sud hanno perso la speranza di una vita migliore? Per fortuna sono un uomo e non una donna.”

 

“A noi le signore, soprattutto belle, in Parlamento ci piacciono molto.”

 

“Sono brave e belle, e la Carfagna… guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei”. 

 

“Quello che ho fatto è stato per bontà, poi se a volte mi capita di guardare una bella ragazza…meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay.”

 

Benedetta ci racconta, come si può leggere sul blog : “Ho aperto questo blog, per dire BASTA a tutto questo circo, per dire alle altre donne di fare qualsiasi cosa per impedire al nostro Paese di tornare a quel degrado. L’italia è bella, l’Italia è donna. l’Italia è nostra”.

 

“Ora basta” è il suo motto ed invita tutte coloro che sono sensibili al tema di caricare un video. Un video di sostegno ad una giusta causa : basta insultare le donne, basta renderle oggetto di apprezzamenti sgradevoli, basta con questi scenari da cabaret.

 

Benedetta ha scelto di sostenere Monti , sicuramente per lo spazio dedicato proprio alle donne nella sua agenda . “La prima priorità per l’Italia è valorizzare il ruolo delle donne”.

 

Endorsement a parte, credo che questo blog, sia un’idea originale , mossa dal basso, per potere esprimere la propria voglia di cambiamento e di sostegno verso un progetto, un’idea e soprattutto verso una rinnovata dignità e credibilità. Continuando a protestare esponendoci con quegli stessi “strumenti di seduzione” che fanno tanto scatenare l’ormone, non penso ci si possa aspettare un rinnovamento credibile, anche e soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna.

 

Vi invito dunque a visitare il blog dove potrete trovare anche i contatti Facebook Twitter e Facebook .Concludo riportando una delle mie citazione preferite di una pioniera del femminismo , Mary Wollestonecraft : “Ma, amata o trascurata che sia, il suo primo desiderio [della donna] dovrebbe essere di rendersi rispettabile, e non di dipendere per la propria felicità da un essere soggetto alle sue stesse debolezze [l’uomo]“

 

 

Per non dimenticare Pierpaolo Pasolini

6 Mar

Ripropongo un articolo che scrissi quando ancora frequentavo la facoltà di Lettere e filosofia di Catania per ricordare la scomparsa di Pierpaolo Pasolini. Un intellettuale “avanti” per il suo tempo, scomodo e dimenticato, spesso, ancora oggi.

Sono passati trentanove

anni dalla scomparsa di Pierpaolo Pasolini, universalmente definito come quello “scomodo” intellettuale di sinistra ucciso la notte fra l’1 ed il 2 Novembre 1975 all’idroscalo di Ostia a Roma. Grandi temi, piccanti e forti, problemi denunciati in tempi non sospetti fecero di Pasolini una sorta di veggente contemporaneo che non indietreggiava di certo, dinnanzi a temi quali il divorzio, l’aborto, la libertà sessuale ecc..; tabù per quegli anni di “Neorealismo avanzato”; scandalo per la società “ipocrita”.

Artista a 360 gradi manifestò con impegno e dedizione “naturale” le sue innumerevoli capacità di poeta, saggista, giornalista, romanziere, scenografo, regista. Iniziando una febbrile attività a partire dagli anni Cinquanta, scoprì a Roma, con entusiasmo, la vita giovanile delle borgate e del suburbio, la dissoluzione dei valori della borghesia. Quel ambiente cosi stretto e polemico sul quale potrebbe senz’altro celarsi la verità del suo omicidio; quegli strati sociali e quei gruppi politici, ricordiamo che fu anche espulso dal PCI per lo scandalo della sua omosessualità( a dire il vero vissuta un po’ morbosamente), interessati a tener nascosta quella realtà-verità cosi pura, quanto evidente che si evinceva dalle sue opere. Indagando “fra le strade” e richiamando alla coscienza civile, al centro della sua riflessione vi è la trasformazione dell’Italia, l’analisi ed il confronto tra valori e condizioni di vita.

Se vogliamo anche un po’ pirandelliano, trova la sua musa ispiratrice nel sottoproletariato, quell’ambiente tanto caro a lui, nel quale si sentiva al centro del mondo, abbandonato al flusso ripetitivo della vita che trova il suo punto di arrivo solo con la morte(Da ricordare in merito il romanzo Ragazzi di vita).

Come citato poc’anzi, la sua lettura critica si rivolge anche nei confronti delle rivolte studentesche del ’68, celebre la frase in merito “chi ottiene la libertà, poi non sa più cosa farsene”. Individua nella “alboreggiante” TV, il primo strumento di persuasione, e responsabile dell’omologazione culturale. Iniziò a parlare della volgarità degli show televisivi, quelli leggeri, sottoculturali per intenderci, che non mostrano nulla se non una vuota e patinata allegria. E se fosse vissuto adesso?

La falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti ed altri temi citati come l’aborto, pensieri e commenti confluiti negli Scritti Corsari offrono attualmente ad ognuno di noi degli importanti spunti di riflessioni di attualità.

Numerose amici intellettuali quali Montale e Gadda, ma soprattutto donne come l’attrice Laura Betti, Elsa Morante, Oriana Fallaci, Maria Callas protagonista del film “Medea”, la quale,addirittura, si pensa ne fosse innamorata.

Tutti gli amici ed i colleghi più intimi non hanno mai spesso di mantenerne vivo il ricordo e soprattutto di continuare a lottare affinché possa giungere luce sulla sua uccisione.. Non possiamo credere ad una sorta di “delitto passionale” attuato da Pino Pelosi allora diciassettenne, “ragazzo di vita”, inizialmente scambiato per un “semplice” ladro di automobili. In quel caso proprio l’Alfa 2000 di Pasolini. Prendendo come punto di riferimento la ricostruzione del programma di Lucarelli, Blu Notte, riassumiamo i fatti di quella tragica sera. Fu trovato da residenti del luogo alle prime luci del mattino steso in avanti, indossava una canottiera e calzoni abbottonati con la cintura slacciata e la cerniera abbassata. Era coperto di sangue  profonde escoriazioni sulla testa, sulle spalle, sul dorso e sull’addome, dieci costole spezzate. È stato massacrato, con una ferocia impensabile. Pasolini viveva in una maniera abbastanza violenta la sua omosessualità instabile, sempre in cerca di un po’ di rifugio erotico fra i ragazzi di quel mondo degradato a lui molto caro. Pelosi non sapeva chi fosse, mai visto, eppure mangiarono a tavolo insieme prima che Pasolini lo portasse in un posto isolato, “per fare qualcosa” in cambio di ventimila lire. Secondo le dichiarazioni del ragazzo, in seguito alla negazione di un qualche cosa che non vuole fare, scende dall’auto e Pasolini lo insegue generandogli ribellione e violenza. L’uomo lo raggiunge e quando Pino cerca di divincolarsi lo colpisce alla testa col bastone, Pino scappa ancora e l’uomo lo colpisce di nuovo. Allora il giovane vede per terra una tavoletta e la rompe sulla testa dell’uomo, poi lo colpisce con due calci al basso ventre, gli afferra i capelli e lo colpisce anche in faccia, con altri due calci, ma niente. Pasolini barcolla ma non si arrende, ringhia «ti ammazzo», e lo colpisce con il bastone. Allora Pino perde il controllo e lo colpisce con la tavoletta finché Paolo (cosi gli si era presentato) non cade a terra. Poi scappa verso la macchina portando con sé i due pezzi della tavoletta e il bastone insanguinato, che getta vicino alla rete di recinzione Si ferma alla fine della strada ad una fontanella per sciacquarsi dal sangue e poi riparte. Ore 1,30: lungomare Duilio di Ostia. La gazzella dei carabinieri vede passare l’Alfa 2000, di corsa e contromano, e inizia l’inseguimento. Caso chiuso: Pier Paolo Pasolini è stato ucciso da un ragazzo che aveva adescato per avere un rapporto omosessuale a pagamento. Una brutta storia, una storia di prostituzione e di violenza, un caso da archiviare fin quando nel 2005 Pelosi durante la trasmissione “ombre sul giallo” dichiara di non essere stato lui ad uccidere Pasolini, bensì, mentre lui era intento ad urinare, due uomini con accento meridionale spuntano dal nulla che riempiendolo di insulti massacrano a morte il poeta. Tante contraddizioni che comunque portano dopo trent’anni a iniziare a pensare ad un delitto politico, in un periodo dove la poltica da ambedue le parti era comunque sinonimo di violenza e stragi. Ed era proprio alla classe politica che Pasolini puntava il dito, sostenendo la necessità  morale di porla sotto processo. Clamorosa anche l’ipotesi dell’omicidio premeditato. Negli ultimi periodi, Pasolini si stava occupando di un romanzo di stragi, Petrolio, il mega “romanzo storico contemporaneo” di denuncia ai tanti fatti allora di attualità:l’Eni,la morte di Mattei, del suo successore Eugenio Cefis, della strategia della tensione, della politica italiana fino alla metà degli anni Settanta. Cambia i nomi, ma i personaggi sono volutamente riconoscibili. Pasolini prevedeva ma soprattutto sapeva troppo, la sua analisi critica quasi rabbiosa, si era spinta troppo oramai, e l’unico modo per farlo tacere era la morte. Lui “sapeva”. Quasi una questione mafiosa, che anni più avanti, potrebbe farci pensare a Falcone e Borsellino: martiri vicino alla “soluzione”, al disgregamento ed alla scoperta di qualcosa che vuol rimanere nascosta. Ad ogni modo, questa ipotesi trova appoggio nelle diverse dichiarazioni degli abitanti dell’idroscalo che sostengono di aver visto quella sera due automobili nella zona del massacro e soprattutto dall’amico Sergio Citti che allora, chissà perché, non fu interrogato.

Misteri e contraddizioni, ancora aleggiano su quest’omicidio, spesso, troppo poco ricordato. Come di poco conto del resto è stato considerato Pasolini, quell’uomo che trovò la sua morte proprio in quell’ambiente che aveva tanto amato. A tal riguardo impossibile non citare una suo pensiero: la morte non è nel non poter comunicare ma nel non essere più compresi. In effetti lui non lo era più. Così, insieme al suo ricordo, rimangono impresse nella mente, le varie ipotesi, , affidate alla facoltà della nostra fantasia, “fra la piega di un dubbio ed il dolore di una lacerazione”.(la Divina Mimesis)

 

Se una notte D’ inverno due viaggiatori

3 Mar

Alessia : Domenica scorsa a quest’ora , le urne si erano appena chiuse. Continuavano ad impazzare analisi e previsioni, speranze e timori. Lunedi pomeriggio i primissimi istant pool, velleitari quanto i precedenti sondaggi ed imprevedibili , proprio come questi giorni ! La nuova opinione pubblica della rete impazza e si divide di fronte ai risultati, che i più acuti non hanno accolto con stupore :Movimento 5 stelle ‘alle stelle’ il miracolo del Pdl grazie a Berlusconi e la vittoria di Pirro del Pd capeggiato dallo smacchiatore di giaguari. Sono giorni instabili , dove regna il disorientamento e la campagna elettorale pare continuare . No, in effetti , non é finita! Il Papa con il cuore appesantito dagli scandali della chiesa , si dimette continuando a fare una vita che con i valori cristiani ha ben poco a che vedere ! Sui social si gioisce per i ‘Trombati’ che non vedremo più in Parlamento, come Fini Casini e Di Pietro , e ci si chiede se già Ingroia sia tornato in Guatemala. È stata la settimana dei talk show sempre sul pezzo, ed anche io ne ho preso parte come pubblico ad uno di questi . Una bella esperienza ; un esempio di come la tua rete virtuale, in realtà , può sfociare magnificamente nell ‘ offline ‘ ! Una settimana che si conclude , oggi e domenica , è sempre fucina di pensieri e di progetti sul cosa fare nei prossimi giorni e su come i passati abbiamo potuto influenzare le nostre idee e le nostre azioni. Ci congediamo volentieri da ciò che é passato, sperando che il domani non é sempre così grigio come può apparire . Dobbiamo avere il coraggio di sognare. La paura di sbagliare ci frega; reprimersi non serve. Cerchiamo di osare , arrabbiamoci, perdoniamo, muoviamoci, parliamo , impegniamoci. Il futuro non é poi così lontano . Non rimaniamo fermi, scanziamoci da questo pericolo !
Buona domenica , e buon inizio settimana .

Marco : il moto maternale dell’ Intercity notte , coccola la nostra rotta. Il consuetudinario nirvana domenicale , gradito e puntuale ospite , accomiata i travagli settimanali, cullando le nostre incalzanti illusioni.
Dinamica, locomozione , movimento. Imperativi di un Paese statico.
Lo scompartimento veicola il nostro discutere. L’ eclettismo dialettale dei passeggeri specchia i plurimi campanili susseguentisi lungo il nostro procedere . Ognuno issa il proprio stendardo , recita le proprie preghiere ,batte propria moneta . Le consultazioni dei prossimi giorni proveranno ad inventare l’ennesima soluzione compromissoria, cercando nuovamente l’impossibilità storica dell’incontro tra l’imperante ed irresponsabile particolarismo e l’invisibile ed agognato universalismo. Grillo-Garibaldi , lucrando sull’esasperazione di un paese berciante , unifica il sentire nazionale . L’intraprendenza notturna di un passeggero ,infastidito dall’instancabile primeggiare dei riflettori a neon, ci lascia ciechi. Brancoliamo nel buio.

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